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5 miliardi di motivi per cui i tuoi dati valgono (anche in incognito)

Scritto da Sata Houstberg

Photo by Braydon Anderson on Unsplash

“First-reaction-shock!”. Ma forse non proprio così scioccante.

Il browser Chrome nel mezzo di una class-action sulla privacy dei dati degli utenti. Negli Stati Uniti è stata sporta denuncia verso Google in quanto il famoso browser traccia comunque gli utenti anche se attivata la modalità “in incognito” (https://www.ilsole24ore.com/art/google-sotto-accusa-la-modalita-incognito-chrome-raccoglie-comunque-dati-ADinAtQB).

Premesso che personalmente ritengo curioso gridare allo scandalo visto che quotidianamente disseminiamo nel web qualsiasi traccia personale alla conquista del prossimo “like”, è chiaro che la notizia alimenta ulteriormente la discussione sul vero valore dei nostri dati personali. 

Il giudice, infatti, chiede un risarcimento di 5 mila dollari ad utente (circa 5 miliardi di dollari in totale): secondo l’accusa, Google non informa gli utilizzatori del fatto che sono raccolti dei dati anche quando la modalità di navigazione è privata.

Di nuovo, si tratta di fornire una corretta informazione agli utilizzatori: Google indica nei suoi disclamer che la navigazione in incognito, non evita ai siti visitati di tracciarti. Quindi c’è poco da restare scioccati dalla notizia.

Detto questo, la notizia ci permette ancora una volta di evidenziare come i nostri dati anche personali siano un bene molto prezioso anche se non lo sappiamo. Valgono almeno 5000 dollari…

Iniziamo quindi da subito a costruire delle “sane” abitudini digitali e navighiamo con la giusta consapevolezza, anche se in incognito. Ad esempio:

  1. Non lasciare la vostra email principale (né quella di lavoro) su tutti i form dei siti web, a meno che siate alla ricerca di informazioni rilevanti per i vostri scopi
  2. Verificate costantemente se i vostri indirizzi email compaiono nel Dark Web. Verifica subito, è gratuito e automaticamente si viene avvisati in caso di nuova scoperta: https://cyberangels.it/security-scanner/#free 
  3. Non utilizzare password semplici (vi dice niente la password “123456”???) per i vostri account dove sono riportate informazioni personali. Nè tantomeno per account di banca online e simili.
  4. Se non è troppo sbattimento, pensate a utilizzare un utile password manager e vi togliete il problema della memoria.

Queste abitudini, valgono sia per il privato, ma a maggior ragione per il proprio business. 

Proteggere il proprio business nell’era digitale partendo da piccole abitudine a costo zero. E’ questa la sfida di Cyberangels.it

 

PS: a proposito, se qualcuno di voi voglia davvero sperimentare la navigazione non tracciata, suggerisco di scaricare https://brave.com/

La rapida diffusione dei processi digitali nelle aziende, dovuta al periodo che tutti noi conosciamo, ha portato anche un grande problema: l’aumento degli attacchi informatici ai danni di micro-imprese e PMI. Nessuno è al sicuro.

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Nell’ultima anno, tutto il mondo si è sposato sul digitale (e conosciamo bene il motivo). Ma per le aziende c’è stata una nuova criticità: l’aumento di attacchi informatici ai danni delle imprese.

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